Un te nel deserto

Per chi viaggia in Marocco non sarà una sorpresa scoprire la calda accoglienza del popolo marocchino. Questa ospitalità è legata alla sacralità che l’ospite riveste nella cultura locale in tutte le sue forme. La stessa attenzione e amorevole cura è riservata all’ospite, sia esso un lontano parente rientrato dall’Europa, un viaggiatore, un turista venuto da lontano, un viandante in cerca di una sosta da un lungo percorso.

L’ospitalità del Marocco si accompagna sempre alla tradizionale cerimonia del tè, conosciuta anche come “Atay Naa Naa”.

E’ considerata una bevanda dissetante soprattutto nel Sahara, dove le carovane dei nomadi si rinfrescano e riposano le membra stanche con un tè gustato in compagnia. Come recita il famoso brano dei Tinariwen – gruppo musicale originario del Tessalit nel nord est del Mali che mischia nella sua musica il blues, il rock, e la musica tradizionale Touareg – “Iswegh Atay”, il tè nel deserto si gusta seguendo un rituale che serve a sospendere le azioni quotidiani, a riposare la mente ed il corpo, a condividere con gli altri uno dei grandi piaceri della vita.

Solitamente il capo famiglia o la persona più rappresentativa del gruppo si fanno carico di questo importante rituale.

viaggio in Marocco (87)Il tè viene servito molto zuccherato e aromatizzato con delle foglie di menta (chiamate Naa Naa in dialetto marocchino). In pieno deserto si usano le braci di carbone per riscaldare la teiera dove viene riscaldata l’acqua insieme alle foglie di menta ed il tè. Il momento più sacro è quello in cui il te viene versato e servito. Il te viene tenuto in infusione per pochi minuti, per poi essere passato da un bicchiere ad un altro, e di nuovo nella teiera fino a che non abbia raggiunto quel sapore forte che lo contraddistingue. Infine verrà servito agli ospiti nei bicchieri.

Viene spesso offerto come segno di benvenuto ed è bevuto caldissimo anche nelle ore più calde, che a queste latitudini, soprattutto d’estate, sfiorano i 50 gradi. Il potere dissetante di questa bevanda calda vi sorprenderà durante il vostro viaggio in Marocco. E, una volta rientrati a casa, il suo sapore vi rimarrà sulle labbra portandosi con sé quel senso di nostalgia e stupore che accompagna ogni viaggio in questa magica terra.

Sarà stato questo rituale che ha origini lontane ad ispirare il  romanzo “il  tè nel deserto”, traduzione molto lontana dell’originale “the Sheltering Sky”, scritto nel 1949 da Paul Bowles,  titolo fortunato che ha dato nome anche ad un famoso film girato in Marocco dal regista italiano Bernardo Bertolucci e che consacrò la fama dello scrittore nel mondo.

Sorseggiare il tè sulla sabbia del deserto, fra le dune rossastre al tramonto, vi farà sentire a casa, e vi darà la  strana consapevolezza che l’essere dei turisti, e l’essere dei viaggiatori – per usare una citazione dello stesso Bowles – sono due modi essenzialmente diversi di vivere il viaggio. Se vivrete il viaggio senza pensare al ritorno, trovando un po’ della vostra casa fra le dune incantate del Marocco, allora sarete dei viaggiatori. E il vostro compagno di tè, che avrà versato e preparato la bevanda per voi con amore e attenzione, sarà un po’ complice di questa trasformazione, che da turisti vi avrà trasformato, finalmente, in viaggiatori.

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