Triora, capitale delle streghe liguri

Triora, capitale delle streghe liguri

Il weekend scorso avevo deciso di fare una toccata e fuga al mare, viste le previsioni di sole. Tappa: San Bartolomeo al Mare, dove vive una mia cara amica che non vedo ormai da sei mesi. Purtroppo sabato mattina ci alziamo ed è nuvoloso, con un vento molto forte, per cui cerchiamo una soluzione alternativa alla spiaggia. Vale mi propone Triora, una cittadina che dista 40 minuti, e che è interessante in quanto è legata alla storia delle streghe e delle eretiche. Accetto subito, e partiamo.

Lungo il tragitto mi racconta che questo paesino è conosciuto con il soprannome di “borgo delle streghe”, perchè nel 1587 molte donne locali vennero processate con l’accusa di essere delle eretiche, o, per dirlo in dialetto, delle “bagiue”. L’episodio determinante sembra essere stato una carestia che aveva colpito quella zona, distruggendo interi raccolti, causando la morte degli animali nelle fattorie e la fame di centinaia di persone. Questo processo è documentato dettagliatamente da alcuni registri che contengono le deposizioni della gente dell’epoca, con le relative confessioni estorte alle poverette che, pur di sottrarsi alle peggiori torture, avevano cercato di salvarsi. Nonostante dichiararono di aver venduto l’anima al diavolo, di partecipare a messe nere in luoghi segreti e di riunirsi di notte, non vennero risparmiate alla morte.

La storia inizia ad affascinarmi, e la mia amica decide che la nostra prima tappa sarà proprio il Museo Regionale Etnografico e della Stregoneria, che si trova nel centro del paese. Ancora non mi sembra vero che esista addirittura un museo e, man mano che ci avviciniamo alla meta, mi guardo in torno, con la vana speranza che, all’improvviso, sbuchi davanti ai miei occhi lo spirito di qualche strega che si aggira per il posto. Perchè è facile farsi suggestionare ed iniziare a inventare mentalmente strane storie sulla base di avvenimenti realmente accaduti.

I miei pensieri si dileguano appena mettiamo piede nel museo. E’ come fare un tuffo nel passato, nelle tradizioni contadine e nelle vicende storiche dell’epoca. E’ strutturato su due piani: uno principale ed uno sotterraneo.

Al primo piano si può rivivere uno spaccato di vita rurale, in una cittadina che sembra dimenticata da Dio, visto quant’è isolata dai grandi centri urbani. In quel contesto è facile cadere nella trappola delle antiche credenze e lasciarsi suggestionare. Le disgrazie erano opera delle maghe malvagie, che scagliavano le maledizioni contro gli abitanti del borgo. Le informazioni che mi ha fornito prima Vale sono tutte registrate, firmate e convalidate. Evidentemente, per le autorità, non si trattava solo di suggestione, ma di fatti puramente concreti, testimoniati da riproduzioni di scene degli interrogatori e degli strumenti di tortura a cui quelle donne venivano sottoposte. Mi viene subito in mente “La lettera scarlatta”. In una delle sale è addirittura stato ricostruito il tradizionale antro della strega, con tanto di gatto nero impagliato e pentolone sul focolare, accanto al quale la padrona di casa sogghigna sinistramente.

Il piano sotterraneo ospitava un tempo le vecchie carceri dove venivano rinchiuse le streghe in attesa di processo. Un posto per niente accogliente, devo ammetterlo.

Quando usciamo dal museo, quel senso di mistero continua a seguirci per le strette vie medievali sormontate da archi in pietra. Voglio passeggiare per i cosiddetti luoghi delle streghe, ovvero i posti in cui vivevano e si riunivano. Prima tappa Cà Botina, che in passato era la zona più povera del paese, dove, secondo la tradizione, vivevano queste donne. Dopodichè è la volta del Lagodegnu, il loro ritrovo vicino ai boschi. Infine, il Monte delle Forche, dove, secondo quanto attestato nei documenti, raccoglievano la “mandragola” che nasceva dal seme degli impiccati.

Krizia Ribotta

Giornalista freelance laureata in traduzione. Giovane 26enne con la passione per la scrittura e l’informatica, da anni collabora con siti, testate giornalistiche e blog in qualità di copywriter e traduttrice.

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