Trieste, ritratto nostalgico dell’impero austro- ungarico

Trieste, ritratto nostalgico dell’impero austro- ungarico

Luogo d’asburgica memoria, Trieste, è una città che si trova in una posizione davvero invidiabile, tra il golfo omonimo, il Carso e l’Istria. Da sempre storicamente gelosa della propria autonomia, è stata sotto il controllo degli Asburgo per circa 600 anni, dal 1382, al 1918, salvo brevi interruzioni.
Ecco perchè è da visitare al ritmo antico di un vecchio valzer viennese, in grado di trasportarti lentamente qua e là. Dev’essere questa l’atmosfera che hanno respirato i grandi scrittori italiani come Italo Svevo e Umberto Saba e stranieri, primo tra tutti James Joyce. Trieste sembra infatti una località intrigante come il canto delle sirene incontrate da Ulisse, ma a differenza loro, l’unico modo in cui la città vuole incantare i turisti è mostrando loro i suoi mille scorci.
Poliglotta, cosmopolita e decisamente austro-ungarico: così può essere descritto questo comune italiano di circa 205.400 abitanti, famoso per le sue torte asburgiche, tra cui la famosa Sacher, la Dobosh, celebre per i suoi sei strati di pasta con crema al caramello e la Pischinger, con i suoi vari strati di cialde unite da un ripieno di crema al cioccolato. Tre peccati di gola sfiziosi, che meritano di essere assaggiati dopo un’intensa giornata all’insegna di cultura e vecchie tradizioni.
Parlando di Trieste è inevitabile citare il Palazzo del Tergesteo, costruito tra il 1840 e il 1842, nonostante il nome ricordi origini ben più antiche, ovvero quelle romane, di cui oggi restano purtroppo poche tracce. Una tra tante è testimoniata dall’anfiteatro che si trova alle spalle della Piazza Grande e al cui interno sono state repertate statue d’epoca traiana.
La Piazza dell’Unità, un tempo Piazza Grande, è il punto di ritrovo dei cittadini, per via della sua posizione molto vicina al mare. Sedendosi ai tavolini collocati lungo la strada, si ammira un paesaggio idilliaco. D’estate, i voli convulsi dei gabbiani annunciano l’arrivo della bora, mentre durante le lunghe giornate invernali, in cui si respira un’aria tersa, avvolta da un velo di tristezza, le vette alpine dall’altro lato del golfo catturano lo sguardo malinconico dei passanti. La Marmolada, l’Antelao ed il Monte Baldo diventano i protagonisti assoluti della stagione, e richiamano la sinfonia musicale che Vivaldi compose in relazione all’inverno.
Piazza della Libertà, l’altro grande centro di vita sociale, è considerata il luogo d’accesso alla città, in quanto ospita la stazione di quella che è stata la prima ferrovia, inaugurata nel 1857. Di qui si può raggiungere facilmente il mare, passeggiando circondati dagli edifici di vecchie banche e compagnie di assicurazione e navigazione, tra cui il Lloyd Triestino, già Lloyd Austriaco, fondato nel 1836.
Per chi visita la città in questo periodo, un salto al mare è inevitabile: la città, infatti, ospita quello che per molti è considerato l’ultimo pezzettino di mare italiano. C’è anche un piccolo porticciolo, ed il famoso Canal Grande, oggi semplicemente un riparo per imbarcazioni da diporto sorvolato da ponti di pietra e cemento, ma in passato era attraversato da numerosi velieri multicolori pronti a solcare le acque del golfo, alla conquista di nuovi mete. I cittadini sono orgogliosi di quel canale chiamato come quello di Venezia, e ne parlano come se quello fosse l’originale. E’ bello sapere che c’è ancora gente che ama il suo luogo natio e lo elogia in modo persuasivo.
Al di là della banchina, il Teatro Verdi eccheggia di musica d’altri tempi, ospitando i maggiori spettacoli italiani, soprattutto di lirica. Artisti del calibro di Pavarotti, della Ricciarelli, nonché étoiles della danza classica hanno solcato questo palcoscenico, offrendo serate indimenticabili.

Krizia Ribotta

Giornalista freelance laureata in traduzione. Giovane 26enne con la passione per la scrittura e l’informatica, da anni collabora con siti, testate giornalistiche e blog in qualità di copywriter e traduttrice.

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