Torino: t’amo, non t’amo

Torino: t’amo, non t’amo

Torino, essendo la mia città di adozione, dovrebbe essere la mia preferita, perchè è magica ed ogni giorno sembra regalare nuove sorprese, tirando fuori il suo asso nella manica. Grazie alle Olimpiadi invernali del 2006, è stata valorizzata, sistemata, abbellita e resa più attraente per i turisti che, arrivando da ogni parte del mondo, volevano visitarla. Molti i musei che sono stati riscoperti, così come i vicoli più sconosciuti e dimenticati dai cittadini stessi.

Ha acquistato prestigio, mettendo in luce alcune particolarità curiose che pochi conoscono, tra cui gli indumenti indossati da un boia che sono esposti nella Chiesa della Misericordia e il calendario universale di Giovanni Plana, nella Chiesa dei Banchieri e dei Mercanti. Questo, ovviamente, non viene segnalato dalle guide, che si limitano ad illustrare i soliti musei conosciuti in tutta Italia, lasciando in disparte tutte quelle curiosità che si trovano ad ogni angolo della città.

Ad esempio, quanti torinesi, per nascita o per adozione, sanno che in Via Bellezia c’è il negozio di uno degli antiquari più strani del mondo? Probabilmente 1 su 10. Quanti turisti mangiano alle piole? Nessuno, perchè non ne conoscono l’esistenza, né sanno il significato del termine, e non pensano lontanamente che quel termine piemontese, in italiano, significa “osteria”. Loro preferiscono di gran lunga il classico McDonald’s o l’elegante Eataly, che tra l’altro ha aperto anche una sede in centro, quindi non è più il caso di dover arrivare fino all’8 Gallery, il centro commerciale, per gustare quelle prelibatezze.

Un discorso simile può essere fatto sui caffè: la gente assale quelli di Piazza San Carlo, i più giovani i Busters Coffee, che sono la versione “italiana” dei mitici Starbucks di cui sento tanto la mancanza. Ormai sono pochi coloro che frequentano il Caffè Mulassano di Piazza Castello, locale minuscolo ma prezioso tanto amato dall’indimenticabile Macario. Non solo: chiedendo in giro dove si trova, nessuno sembra saperlo, perchè non hanno mai sentito nominare quel posto. Eppure è un bar niente male dove si dovrebbe andare almeno una volta, anche solo per il giochetto che offre per decidere chi paga.

La vita notturna a Torino è la migliore d’Europa, grazie anche alla centrale Piazza Vittorio, la più grande piazza porticata del continente, che testimonia che la città non è solo catalogata come industriale, ma è proiettata verso il futuro, godendo di una storia antichissima davvero invidiabile.

Grazie ai numerosi eventi mondani, Torino sottolinea ancora di più il suo aspetto multietnico, in cui le diverse culture coesistono in un’armoniosa corrispondenza d’amorosi sensi.

Ma… perchè c’è sempre un ma, l’altra faccia della medaglia… ultimamente sembra che l’unica strada possibile per riqualificare i vari quartieri sia quella di aprire nuovi locali, in modo da attirare la movida e portare un po’ di vita. In questo modo sono stati rilanciati sia San Salvario che il Quadrilatero, purtroppo. Dico purtroppo perchè si potrebbero benissimo trovare altri modi per valorizzare le zone, mettendone in mostra la particolarità, le chiese, gli edifici e gli eventuali monumenti.

Pensare a Torino non vuol dire solo apprezzarne le bellezze, ma saper riconoscerne anche i difetti, in modo da correggerli e rendere la città quella che si preferisce in assoluto.

Krizia Ribotta

Giornalista freelance laureata in traduzione. Giovane 26enne con la passione per la scrittura e l’informatica, da anni collabora con siti, testate giornalistiche e blog in qualità di copywriter e traduttrice.

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