Secoli di storia racchiusi nelle catacombe di Porta D’Ossuna

Secoli di storia racchiusi nelle catacombe di Porta D’Ossuna

Quando si parla di Palermo, non si fa altro che mettere a fuoco sempre e solo quelle testimonianze archeologiche che la rendono celebre in tutta Italia, mentre molti dei luoghi semi sconosciuti rimangono tali, perchè non vengono presi in considerazione dalle guide cartacee o on-line, che svolgono una vera e propria funzione di indirizzare i turisti verso quei posti così ben descritti.

Se vi capita di visitare Palermo, perdetevi nei vari complessi catacombali. Nel vero senso della parola: girateci dentro, esplorateli, studiate a fondo ogni minuzioso particolare, perchè hanno una storia molto antica ed affascinante. In particolare, le catacombe di Porta D’Ossuna, rigorosamente paleocristiane, meritano una nota di merito, non solo perchè si tratta della struttura ipogea più vasta della città, ma per via della sua interessante storia.

Devono il nome al duca di Ossuna, che la fece aprire per la prima volta al pubblico nel 1613, permettendo agli abitanti e ai più curiosi di ammirare la serie di gallerie ospitate all’interno e collegate tra loro da un asse principale che fungeva da struttura portante dell’intero edificio. Lungo i cunicoli sono dislocati i lucernari, che servivano per migliorare sia l’aerazione che l’illuminazione interna. Si aprono verso l’esterno, affacciandosi sul giardino soprastante molto ben tenuto.

Nel corso del 1700, poi, durante gli scavi per la costruzione del Convento delle Cappuccinelle, venne ritrovata, in un’area più distante da quella in cui oggi si ergono le catacombe, un’iscrizione funeraria risalente all’anno 1000, che confermò una delle ipotesi più probabili, ovvero che il luogo di culto, originariamente, era molto più vasto di quello che appare oggi. Questo reperto è conservato al Museo Regionale Archeologico di Palermo, dove, previa una visita guidata, si scopre la presenza di un secondo oggetto, un locale ipogeo lungo via Imera.

Ferdinando I di Borbone, nel 1785, rimase talmente affascinato da questo luogo che decise di far costruire un vestibolo circolare davanti a quella che attualmente è l’ingresso alle catacombe, lungo corso Alberto Amedeo.

Al giorno d’oggi sono ancora ben visibili gli arcosolii, ovvero le strutture che si alternano lungo i corridoi ed ospitano sia tombe che vere e proprie camere sepolcrali, probabilmente per i più ricchi, che potevano permettersi di avere un maggiore spazio a loro disposizione. Al contrario della gente comune, che invece doveva accontentarsi di essere riposta in semplici loculi, vicino agli incavi di piccole dimensioni che servivano come appoggia lanterne o per lasciare le offerte ai defunti.

Se tutto questo è ben conservato, lo stesso non si può dire delle decorazioni originali delle pareti, in quanto queste vennero imbiancate durante la Seconda Guerra Mondiale, quando le catacombe vennero grezzamente trasformate in luoghi di ricovero per i soldati.

Secoli di storia che si intrecciano tra loro, portando avvenimenti così lontani nel tempo sulla stessa linea, in modo da trasmettere emozioni ancora più intense a chi si addentra in questi luoghi ricchi di fascino e di emozioni. Ogni loculo, infatti, è come se parlasse per i resti della persona che ospita, una persona con una particolare vicenda, diversa da quella degli altri defunti, che sa catturare e far riportare i turisti indietro nel tempo, in modo da permettere loro di capire come si viveva in quell’epoca.

Krizia Ribotta

Giornalista freelance laureata in traduzione. Giovane 26enne con la passione per la scrittura e l’informatica, da anni collabora con siti, testate giornalistiche e blog in qualità di copywriter e traduttrice.

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