Riccione, oltre un secolo di mondanità e accoglienza turistica

L’immagine più attuale e contemporanea di Riccione scorre sui depliant patinati delle agenzie di viaggio, nelle fotografie dei corpi scolpiti delle storiche discoteche, disseminate lungo i tornanti alberati della collina di Coriano, in bella mostra in qualche rivista di settore o nei siti più cool della rete, oppure si affaccia prepotente passeggiando sotto i fusti fronzuti di Viale Ceccarini, tra caffè, boutique, negozi e ristoranti, inseguendo i ritmi capricciosi e imprevedibili di una dolce vita che non accusa stanchezze o rallentamenti. Vacanze a Riccione, hotel a Riccione, hotel tre stelle a Riccione sono un mantra ricorrente masticato da migliaia di operatori turistici in occasione della stagione estiva, e un richiamo ineludibile per altrettanti e più turisti, affascinati da quella sinfonia di mare, divertimento, tendenze musicali e locali, che sono veri e propri laboratori di sperimentazione per i più giovani e brillanti artisti della disco music.

Riccione è un’avventura avviata un po’ per sfida e un po’ per scherzo dai sogni visionari del conte Giacinto Soleri Martinelli, un pioniere che volle esportare in questo povero villaggio periferico la confortevole e gratificante organizzazione delle anglosassoni “garden cities”, moderna reinterpretazione della più antica “città ideale” di stampo rinascimentale, un ambiente in cui uomo e natura vivono in simbiotica armonia. Martinelli pianificò il primo piano regolatore riccionese, una maglia ordinata di villette immerse nel verde e abbbellita da viali alberati, destinate alle classi benestanti.

Fu così che gettò i primi semi di quella lenta ed irrefrenabile evoluzione urbanistica che cambierà il volto di Riccione, inaugurando una stagione ricca di fermenti che vide la città crescere di pari passo con l’impegno sociale e civile dei suoi abitanti e dei suoi esponenti più illustri, a partire dai coniugi Ceccarini, cui è tuttora intitolata il viale più rinomato e celebre della Perla Verde: Viale Ceccarini.

Il chirurgo riccionese prima e la moglie americana Mary Boorman dopo la sua morte, dotarono Riccione dell’ospedale, del porto e del primo asilo nido. Intanto i riccionesi iniziarono ad ospitare nelle loro private abitazione i piccoli bolognesi malati di scrofolosi, con il sostegno del parroco Tonini e sostenuti dalla recente inaugurazione della tratta ferroviaria Bologna-Ancona. Lentamente Riccione iniziò a farsi conoscere per la salubrità del suo mare e l’ospitalità dei suoi abitanti. Ma a determinarne l’ingresso nell’olimpo delle più rinomate località balneari fu indubbiamente la parabola fascista. Il duce aveva già iniziato a frequentare le sue coste da qualche anno, quando sua moglie Donna Rachele si risolvette ad acquistare nel ’34 la villa di Giulia Galli Bernabei, futuro sindaco di Riccione. Un giro di boa di importanza capitale per questo piccolo centro, improvvisamente assurto agli onori della cronaca: personaggi famosi e politici, gerarchi e Capi di Stato si ritrovarono a frequentare il bel mondo della scena riccionese. Le immagini del duce al mare, nelle stanze del Grand Hotel Des Bains, ripreso nell’intimità della vita familiare o virilmente ritratto in qualche audace impresa sportiva, iniziarono a bombardare i media nazionali ed internazionali, e Riccione divenne in breve tempo regina di mondanità e luogo tra i più ammirati e desiderati del belpaese.
Superata la tragica parentesi fascista Riccione non volle rinunciare al trono appena conquistato, una nuova stagione si affacciava alle soglie: la ricostruzione, il miracolo economico italiano, un nuovo e diffuso benessere diedero il via ad una piccola rivoluzione sociale e culturale, che Riccione seppe interpretare e cavalcare con grande abilità, e i riccionesi si applicarono con la consueta intraprendenza e caparbietà nella costruzione di questo piccolo paradiso balneare.

Battuta da vip e politici, eppure amata anche da operai, artigiani e liberi professionisti Riccione riesce ad incarnare un sogno condiviso che attraversa classi e ceti, aperto e disponibile ad un pubblico variegato ed eterogeneo. L’identità di Riccione si va sempre più definendo come quella di una località mondana e modaiola, eppure disponibile ed accessibile a tutti.

Nel corso degli anni ’70 le eleganti e raffinate balere si aprono sempre più alle ultime tendenze musicali provenienti dall’America, e Riccione ancora una volta si ritrova a cavalcare la cresta dell’onda proponendo un nuovo concetto di divertimento: altri orari, niente più musica dal vivo sostituita da deejays e consolle, e ritmi concitati e travolgenti. Nascono le storiche discoteche situate nella zona collinare: Pascià, Peter Pan, Cocoricò e Prince solo per fare qualche nome.
Oggi Riccione mantiene ben salda la sua tradizione di accoglienza e mondanità, continuando a rappresentare il meglio nella difficile arte del divertimento e dell’ospitalità per bimbi, famiglie, giovani e meno giovani.