Mostra “Kossuth 1981-2009”

Mostra “Kossuth 1981-2009”

Dopo 30 anni le rimesse dello storico Palazzo Vescovile di Città della Pieve tornano in vita completamente restaurate e diventano sede del nuovo Spazio Kossuth, un luogo dedicato all’arte contemporanea inaugurato con l’antologica “Kossuth 1981 – 2009”, visitabile dal 30 maggio al 31 ottobre 2015.

Il restauro e la mostra sono stati voluti dell’Associazione Ankamò, promotrice dell’operazione in collaborazione con il Comune di Città della Pieve e l’Arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve, nella persona dell’arcivescovo cardinale  Gualtiero Bassetti. Lo Spazio Kossuth è inserito all’interno dell’itinerario di visita del circuito museale di Città della Pieve.

Lo Spazio nasce come omaggio alla poliedrica personalità del maestro Wolfgang Alexander Kossuth e alla città da lui scelta come luogo di ispirazione e di produzione artistica, città dove oggi riposa. Nelle 5 sale dello Spazio, sono esposte 78 opere tra quadri e sculture, quale narrazione del lungo percorso artistico del maestro. Dominante è l’essenza della figura umana, per Kossuth ossessione vitale e fonte ispiratrice di infinite possibilità espressive.

Kossuth, che ha abbandonato il linguaggio della musica per concentrare la propria creatività in ambito plastico, è un esempio chiaro di contemporaneità che sfugge alle mode. La figura non è mai ritratta e mai immobile nei suoi lavori, ma muove verso tensioni muscolari ed emotive. Leggerezza ed equilibrio, raffinatezza ed eleganza, si fondono perfettamente con l’impiego del bronzo e delle resine. Le opere di Kossuth saranno l’anima del nuovo spazio culturale di Città della Pieve: le future mostre annuali che saranno organizzate avranno come tema i soggetti del suo lavoro. Ogni anno la scelta sarà fatta in collaborazione con insegnanti e studenti di un istituto scolastico della città. Il tema scelto verrà approfondito con ricerche ed elaborati, attraverso lo studio di opere di Kossuth e di altri artisti contemporanei, con le quali sarà realizzata la mostra annuale.

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Vittorio Sgarbi, estimatore del Maestro da sempre, ha scritto di lui: “La scultura di Kossuth fa continuo riferimento all’astrazione della materia, in particolare della terracotta e del bronzo, alludendo alla purezza assoluta dell’idea che si fa forma. Tutta la scultura greca, romanica, rinascimentale puntava sul colore, sulla policromia. Il tempo in molti casi ha eliminato il colore, come nelle sculture antiche. Kossuth parte già senza colore, acromatico. Ciò presuppone una sintesi mentale e non si dà come conseguenza di un degrado, di una consunzione, ma come perfezione senza colore”.

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