Lo spettacolo unico delle Dolomiti: il Catinaccio e le Torri del Vajolet

Se qualcuno non ha mai visto le Dolomiti, che non sia in cartolina, dovrebbe rimediare al più presto. Sono paesaggi unici, a tratti quasi lunari, che sanno suscitare emozioni indescrivibili. Sicuramente uno dei più belli spettacoli che Madre Natura posa offrire. Io che pure ci abito qui sotto ci ho messo parecchi anni prima di decidermi a volerle conoscere, ma poi è stato amore a prima vista.

Il gruppo del Catinaccio, ad esempio, tra la Val di Fassa e la Valle di Tires, in Trentino Alto Adige, con le splendide Torri del Vajolet, sette guglie calcaree che arrivano ai 2.821 metri di altitudine.  E’ da qui che ho cominciato a conoscere le splendide Dolomiti.

Sono i primi di settembre di qualche anno fa. Partiamo da Trento, direzione nord, usciamo dall’autostrada a Egna-Ora (BZ) e imbocchiamo le Valli di Fiemme e Fassa.
Dopo circa un’ora giungiamo a Pera di Fassa, dove lasciamo la macchina e prendiamo la funivia che ci porta fino al rifugio Ciampedie, a 2000 metri, in una spianata circondata da splendide cime. Da lì partiamo con l’escursione, attraverso un piacevole sali-scendi di sentieri che si addentrano a tratti nel bosco (sentiero 540).

Dal rifugio Ciampedie al rifugio Vajolet:

Rifugio Vajolet - Catinaccio

Passando per il rifugio Gardeccia, raggiungiamo il rifugio Vajolet (2.243 m) in circa un’ora e mezza di cammino, sul sentiero 546. Qui troviamo molti altri escursionisti, più o meno

esperti, e anche molte famiglie con bambini. Per loro il rifugio Vajolet è la destinazione finale. Chi invece, come noi, vuole mettersi più alla prova, non ha che l’imbarazzo della scelta.
Dal rifugio Vajolet partono infatti numerose escursioni e camminate, ed è il punto di partenza per raggiungere molti altri rifugi, come ad esempio il Re Alberto, il Passo Principe, e l’ Antermoia.

Dal rifugio Vajolet al rifugio Passo Principe:

Dopo un energetico caffè ci incamminiamo sul sentiero 584, verso il Passo Principe, già visibile in lontananza; qui purtroppo il tempo decide di farcela sudare, ma purtroppo non in senso letterale. Il sole scompare dietro le nuvole, l’aria si alza e le temperature si abbassano di colpo. Fortunatamente abbiamo con noi pile, giacche a vento, guanti e berretti di lana. In alta montagna il rischio di cambiamenti repentini del meteo è quasi una garanzia.

Rifugio Passo Principe

Intirizziti, raggiungiamo in circa un’ora il rifugio Passo Principe (2599 m), davvero piccino e caratteristico, arroccato sulla roccia. Per sfuggire al freddo tremendo ci stipiamo come sardine all’interno assieme alle altre persone, e ci scaldiamo con un bel piatto di canederli in brodo super saporiti. Il meteo sembra esserci avverso, per cui dopo aver riacquistato il microcircolo periferico, decidiamo di tornare al rifugio Vajolet.

Dal rifugio Vajolet al rifugio Re Alberto:

Tempo un’ora e il sole torna a farsi vedere, scaldandoci un po’ le ossa. Così ne approfittiamo e decidiamo di fare un’ulteriore tappa, al rifugio Re Alberto, proprio sotto torri del Vajolet.

Rifugio Re Alberto - Catinaccio
Questa è la parte più impegnativa dell’escursione, ma sicuramente anche la più affascinante. La distanza è poca, ma la salita è impegnativa. Il percorso (sentiero 542), su roccia e ghiaione, arriva proprio ai piedi delle torri, sotto Passo Santner. Non è certo dei più agevoli, è quasi tutto attrezzato con funi metalliche, e richiede sicuramente delle scarpe adatte. Ma da lassù poi lo spettacolo non vi deluderà.

Siamo a 2621 metri e le torri svettano imponenti sopra le nostre teste. Dall’altra parte, dietro al rifugio re Alberto, un piccolo laghetto alpino alimentato dalle nevi invernali rende ancora più pittoresco il panorama. Restiamo a contemplare questo incanto in silenzio per un po’, e poi, dopo una cioccolata calda al volo per riprendere le forze, arriva il momento tanto temuto della discesa. In realtà basta fare un po’ di attenzione e non avere fretta, e si ritorna al rifugio Vajolet in men che non si dica. Ripercorriamo poi a ritroso il sentiero dell’andata fino alla funivia di Pera di Fassa, stanchi ma ancora estasiati dalle incantevoli bellezze viste.

Torri del Vajolet - Dolomiti Catinaccio

Sulla strada del ritorno, prima di riprendere l’autostrada, facciamo pit-stop a Ora, all’Hotel Elefant direttamente sulla strada, per l’ennesima dolce ricompensa dopo la fatica: una gran bella fetta di strudel di mele caldo appena sfornato.

Perchè in fondo sono poche le gioie della vita, e non è il caso di privarsene.

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