L’Alto Adige, terra delle magiche malghe

L’Alto Adige, terra delle magiche malghe

L’Alto Adige, nell’immaginario collettivo, si associa all’idea leggermente stereotipata di verdi pascoli, montagne e stazioni sciistiche. Ma questa regione ha molto di più da offrire ai turisti: troppo spesso, infatti, sottovalutiamo il patrimonio italiano, preferendo mete più esotiche e lontane, quasi come se volessimo fuggire il più lontano possibile da una terra che, soprattutto in questo momento di grave crisi economica, non riesce a soddisfare le nostre aspettative.

Voglio condividere con voi l’itinerario del mio primo giorno in questa regione, sperando di suscitare in voi quel pizzico di curiosità necessaria per farvi programmare un week-end in Trentino Alto Adige, alla scoperta di quegli scenari da film che avete sempre e solo visto in TV o su qualche catalogo nelle agenzie di viaggi.

Il mio punto di partenza è stato Bressanone, città adagiata nel punto d’incontro delle Valli Isacro e Pusteria. Nel corso dei secoli ha subito numerosi abbellimenti, tanto da portarla ad essere il centro spirituale dell’intero Tirolo, compresa la parte austriaca. Il Duomo testimonia il fascino di cui la città godeva durante il Barocco, così come il Palazzo dei Principi Vescovi è simbolo delle eleganti forme tardo rinascimentali. Mi è tornato in mente un libro che avevo letto ai tempi delle elementari, in cui veniva narrata la storia di un bambino vissuto ad Bressanone durante il 1500.

Salendo più a nord, ho percorso la Val Pusteria, per raggiungere Brunico, che scopro da una signora del posto essere un po’ la capitale della zona. Mi sono persa per i negozi, lasciandomi tentare dalla maggior parte di essi, e ho avuto la possibilità di parlare con diversa gente locale che mi ha segnalato assolutamente le enoteche e gli alimentari che si affacciano per le vie del centro. Ovviamente avrei fatto un giro facendomi prendere per la gola, ma prima volevo visitare il Museo Etnografico Provinciale, che offre un repertorio decisamente molto vasto di quelli che sono gli usi e i costumi dei contadini che in passato hanno abitato le valli tirolesi.

Verso l’ora di pranzo mi dirigo verso una gastronomia che già prima aveva catturato la mia attenzione per via dello speck, fiore all’occhiello della tradizione altoatesina e dei würstel esposti in vetrina. Non mancano le carni affumicate, che, mi spiega il proprietario, vengono lavorate artigianalmente nel laboratorio annesso. Chiacchieriamo un po’, quando, sfacciatamente, gli chiedo se posso prepararmi un sandwich con il pane fresco comprato prima di entrare nella sua bottega. Mi risponde che non ci sono problemi, così, mentre mi gusto quelli che sono i migliori würstel che io abbia mai mangiato, continuiamo a parlare. Ogni volta che visito un posto divento più logorroica del solito e spero sempre di non essere troppo invadente. Fortunatamente per me gli abitanti dei piccoli paesi e delle vallate sono sempre molto disponibili con quelli che definiscono gli “stranieri”.

Dopo circa un’ora mi congedo e, seguendo il consiglio di Karl, così si chiama il proprietario della gastronomica, mi avvio verso la cosiddetta “strada del Sole”. Non è molto distante da Brunico e, dal bivio di Vandoies, porta a Falzes, un piccolo paese che vanta dei due migliori ristoranti dell’intera Pusteria. La mia missione qui è un’altra: trovare il Graukase, il formaggio di malga, di cui ho sentito molto parlare e che ora voglio assolutamente assaggiare.

D’estate, gli animali vengono lasciati nelle malghe, i pascoli alpini dell’Alto Adige, e qui le mucche ricevono trattamenti e cure speciali che favoriscono la loro produzione del tipico formaggio grigio, aromatico e senza grassi. Il latticino viene lavorato interamente a mano nelle malghe, in quanto l’aria di montagna sembra svolgere un importante ruolo durante la sua preparazione.

Missione compiuta, il Graukase è nella mia borsa, anche se, mi è stato consigliato di raggiungere il lago di Antaversa per poter acquistare del formaggio di ottima qualità. Quella zona fa parte del Parco Naturale delle Vedrette di Ries, e si trova ancora più a nord.

Si erano già fatte le cinque del pomeriggio, e la stanchezza iniziava a prendere il sopravvento delle mie gambe. Era dalle sei di mattina che trottavo allegramente, concedendomi solo brevi pause. Decido quindi di avviarmi verso l’albergo, rimandando all’indomani la gita al lago.

Krizia Ribotta

Giornalista freelance laureata in traduzione. Giovane 26enne con la passione per la scrittura e l’informatica, da anni collabora con siti, testate giornalistiche e blog in qualità di copywriter e traduttrice.

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