Il Giardino dei Tarocchi, il parco in Toscana ispirato alle opere di Gaudì

Il Giardino dei Tarocchi, il parco in Toscana ispirato alle opere di Gaudì

Probabilmente pochi di voi hanno sentito parlare di questo parco in Italia, e più precisamente in Toscana, in provincia di Grosseto, nei pressi di Capalbio. Io stessa l’ho scoperto per caso, mentre navigavo su internet alla ricerca di informazioni sui tarocchi, sui quali sto preparando uno studio.

Il Giardino dei Tarocchi deve il suo nome alle enormi sculture alte circa 15 metri che ospita al suo interno, che traggono ispirazione dai 22 Arcani Maggiori dei Tarocchi. Questa particolarità lo rende unico nel suo genere, anche se molti turisti e la stampa l’hanno paragonato spesso al famoso Parc Guell di Gaudì a Barcellona, per via delle costruzioni colorate ed imponenti.

L’artista di questo capolavoro è la franco-statunitense Niki de Saint de Phalle, scomparsa 10 anni fa. Persona eccentrica, con una vita sregolata e “spericolata”, come direbbe Vasco, ha avuto la brillante intuizione di usare come soggetto i tarocchi, e ha scelto come zona il versante del “Garavicchio”, una collina della maremma toscana.

La de Phalle è sempre stata molto interessata al mondo dell’esoterismo, per questo ha voluto disporre le sue creature secondo un ordine ben preciso che ripercorre le tappe fondamentali della sua vita, evocando un’atmosfera simbolica e allo stesso tempo mistica.

Le sculture che oggi si trovano su una superficie di mezzo ettaro, l’hanno tenuto impegnata per ben 17 anni, in quanto ognuna di esse è formata da uno “scheletro” in acciaio ricoperto da alcuni strati di cemento, su cui sono poi stati applicati frammenti di vetri, specchi e ceramiche colorate, cotte direttamente sul posto. Alcune “figure”, poi sono state integrate da assemblaggi semoventi di elementi meccanici in ferro, mentre quelle più piccole, come ad esempio gli Innamorati, l’Eremita, l’Oracolo, la Morte e l’Appeso, sono state realizzate a Parigi e prodotte in poliestere da Robert, Gerard e Olivier Haligon.

Hanno inoltre offerto un prezioso contributo alla riuscita del lavoro diversi colleghi della scultrice, primo tra tutti il marito Jean Tinguely, che ha avuto un ruolo dominante nella vita della donna, sia per quanto riguarda la sfera pubblica che quella privata.

Il progetto, interamente finanziato dall’autrice (la spesa sembra sia stata di 10 miliardi di lire), è iniziato nel 1979 grazie anche alla solidarietà dimostrata dalla famiglia Caracciolo che ha dato i permessi alla donna per poter usufruire di un apprezzamento di terra di loro proprietà. E’ stato terminato nell’estate 1996 e, il 15 maggio 1998, il Giardino dei Tarocchi è stato aperto al pubblico. Oggi è stato trasformato in una fondazione privata ed il ricavato dai biglietti di ingresso viene investito nella sua manutenzione.

Il parco può essere visitato da aprile ad ottobre, regalando una giornata diversa dal solito ai bambini, che potranno sbizzarrirsi a scegliere la loro scultura preferita, mentre i genitori potranno camminare tra le diverse figure, ammirandone la bellezza e riflettendo sul messaggio e sul significato che vogliono rappresentare. Anche i più scettici, a fine visita, saranno soddisfatti dell’investimento di tempo e di denaro che hanno fatto, in quanto hanno sicuramente visto qualcosa di insolito e curioso senza dover andare all’estero. Attrazioni come queste, in Italia, ce ne sono parecchie, ma purtroppo sono poco conosciute o non valorizzate come dovrebbero.

Krizia Ribotta

Giornalista freelance laureata in traduzione. Giovane 26enne con la passione per la scrittura e l’informatica, da anni collabora con siti, testate giornalistiche e blog in qualità di copywriter e traduttrice.

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