Il fascino del Chianti tra vino e castelli

Per molti il Chianti rappresenta il cuore della Toscana.

Gli inglesi lo amano a tal punto da aver coniato il termine Chiantishire per indicare l’alta densità di connazionali che lo hanno scelto per vivere o anche solo per trascorrere le vacanze, sin dalla fine dell’800. E il buon gusto inglese, senza dubbio, è riuscito a portare all’attenzione degli stessi abitanti del luogo la magia di una terra dove la cultura si assapora e la bellezza si fruisce attraverso tutti i sensi.

La produzione del Chianti Classico, uno dei più rappresentativi vini italiani, deve buona parte del suo fascino alla possibilità di gustarlo immersi in un paesaggio costellato di castelli e antiche chiese medievali.

Perchè, per quanto la storia del Chianti parta da molto lontano, è nel Medioevo che il territorio acquisisce la sua forma attuale.

Nel Chianti, infatti, si decidono gli equilibri politici dell’intera regione: la posizione cruciale a metà strada tra Firenze e Siena pone il Chianti al centro della contesa tra le due Repubbliche.

E’ allora che l’area si copre di castelli, fortilizi, torri merlate, ma anche di abbazie, pievi e villaggi i cui abitanti si incontrano per scambiare i propri prodotti a Gaiole in Chianti, centro degli scambi di merce della zona.

Ogni castello rappresentava un centro abitato di per sè: intorno al fortilizio si sviluppavano solitamente una pieve e un abitato costituito da vari edifici. Un patrimonio culturale che oggi può essere vissuto dall’interno, dato che molte di queste costruzioni sono state trasformate in strutture ricettive.

E’ il caso del Castello di Spaltenna, che gli archeologi ritengono sia uno dei più antichi insediamenti della zona grazie al ritrovamento di manufatti etruschi.

All’interno della Pieve di Spaltenna si trova un crocifisso ligneo del ‘400 e, all’interno del castello, i viaggiatori in cerca di un soggiorno d’altri tempi lontano dal caos delle città possono soggiornare tra antiche armature e letti a baldacchino in pieno stile medievale.

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