Girovagando per il Parco Nazionale di Krka, in Croazia

Una mia cara amica quest’estate è andata in vacanza a Zagabria e, nel suo lunghissimo viaggio durato ben 3 settimane, ha visitato il Parco Nazionale di Krka, che secondo me merita un post.

Si trovava nei pressi di Sebernico e, avendo noleggiato una macchina con la sua comitiva, ha preso il raccordo per Skradin, percorrendo poi ancora circa 3 km fino a quando hanno raggiunto il paese e parcheggiato vicino al porto, la cui marina croata dispone di circa 200 attracchi. Niente male per uno dei porti considerati i migliori dell’Adriatico. Appena ha trovato un battello disponibile, Giulia (così si chiama la mia amica), si è imbarcata per raggiungere Skradin, il villaggio celebre per la sua somiglianza con i fiordi, per via della sua posizione: sorge in una insenatura del fiume Krka.

Arrivati al parco, si iniziano a veder alcuni rettili, anfibi e uccelli, ma non sono altro che una minima parte del totale: ce ne sono infatti ben 860 specie, tra flora e fauna. Vivono su questa superficie di 112 km quadrati da ben 27 anni, da quando il parco, nel 1985, è stato istituito come tale. Camminando attraverso piante ed animali, in un contesto molto interessante, Giulia e gli altri sono giunti alla prima cascata che il fiume crea nel suo percorso per arrivare al mare, chiamata Skrandiski Buk. È formata da ben 17 barriere e, forse proprio per questo, interessa alla maggior parte di turisti, alcuni dei quali fanno anche il bagno. È consentito bagnarsi in certe zone particolari della cascata, mentre sono completamente vietate le azioni di pesca e campeggio.

Ovviamente la mia amica e il suo seguito si sono fatti il bagno, complice un sole cocente che con i suoi raggi quasi abbagliava. Il divertimento è stato assicurato, così come il godimento di quell’acqua rinfrescante sulla pelle, mentre si rideva e si scherzava tra amici. Mentre scrivo mi sto immaginando la scena, e li invidio davvero.

Dopo essersi asciugati, quasi due ore dopo, hanno ripreso il cammino per raggiungere quello che Giulia mi ha descritto come “una specie di canyon” in cui scorre il fiume, formando dei laghi, collegati l’uno con l’altro da cascate e ripide. Hanno poi camminato attraversando sentieri fitti di vegetazione, in mezzo al cinguettio degli uccelli che volavano da un ramo all’altro, e allo scrosciare dell’acqua. Siccome si tratta di una vista decisamente gradita, lungo il percorso sono state collocate delle balconate, da cui i turisti possono scattare foto ed effettuare riprese con la telecamera, per immortalare questa sorta di piccola oasi naturale.

Proseguendo verso la fine del parco, Giulia & company hanno attraversato il piccolo ponte che porta al Museo dei Mestieri e al vecchio mulino ad acqua, davanti al quale c’è, pronta ad accogliere i visitatori, un’anziana signora dagli abiti lunghi tradizionali di un tempo. A loro non interessava visitare il Museo, hanno preferito fare pranzo in una delle konobe (trattorie) lì vicino, prendendo un panino al prosciutto e gustandosi il famoso Babic, il vino che si ricava dai vigneti locali, di cui ho spesso anch’io sentito parlare. Giulia mi ha confermato che ha davvero un buon sapore, ma mi sa che in questo caso potrei essere come San Tommaso: se non lo bevo non credo.

Giornalista freelance laureata in traduzione. Giovane 26enne con la passione per la scrittura e l’informatica, da anni collabora con siti, testate giornalistiche e blog in qualità di copywriter e traduttrice.