Giacomo Balla, a Milano la mostra che riscopre l’artista torinese. 

Giacomo Balla, a Milano la mostra che riscopre l’artista torinese. 

Giacomo Balla, non solo un pittore futurista. 

È di questi giorni la notizia della scoperta a Roma dei resti del Bal Tic Tac, cabaret futurista attivissimo durante gli anni venti del XX, dove si suonava musica Jazz. La scoperta casuale, dovuta agli interventi di ristrutturazione di una palazzina, oltre che al locale ha soprattutto portato alla luce i dipinti murali che lo occupavano: tutti eseguiti dal futurista Giacomo Balla, vissuto tra il 1871 e il 1958. Prendiamo dunque l’importante scoperta come un’occasione per riscoprire questo poliedrico artista che Milano ha deciso di omaggiare. 

 

Giacomo Balla, dettagli biografici

Giacomo nasce a Torino da due genitori di semplici origini: la madre è infatti sarta e il padre cameriere. Giacomo dimostra già da piccolo una predilezione per l’arte, parte con lo studio del violino che abbandona presto per la pittura e il disegno. Fondamentali per la costanza nella formazione artistica furono i suoi genitori: l’educazione di Giacomo diventò per la madre unico scopo del suo lavoro di sarta (successivamente riuscì tuttavia a mettersi in proprio). Il padre gli trasmise alcune importanti nozioni di fotografia, che diventarono parte delle basi sulle quali si fonda l’arte di Giacomo Balla. Nel 1895 lasciò Torino per Roma, dove si stabilì con la madre. Qui scoprì e persegui la tecnica divisionista, che lo accompagnò per tutta la sua carriera. Durante la prima guerra mondiale abbracciò invece il Futurismo e non nascose poi simpatie per il nascente governo fascista. Fu il Futurismo il centro attorno al quale gravitava la sua arte, e lo rimase fino al 1937, quando con una lettera al giornale Perseo, se ne dichiarò estraneo. Da questo momento in poi la cultura ufficiale lo accantonò, sino alla sua riscoperta e rivalutazione nel secondo dopoguerra. Giacomo Balla muore nel 1958, il 1 Marzo. 

Arte e influenze 

Giacomo Balla è rimasto all’interno del movimento futurista per quasi tutta la sua carriera artistica. Per molti giovani artisti il Futurismo rappresentò in quelli anni un’affascinante rottura con tutto ciò che l’arte aveva creato fino a quel momento. Il Futurismo era forza, era rumore, era scoppio, era esaltazione della guerra, era odio per la fissità dei musei, era essere artisti maschi, giovani, forti e  interventisti negli anni venti del Novecento e moltissimi giovani si sentirono rappresentati. Uno di questi giovani era senza dubbio Giacomo Balla, che applicò alla sua pittura la tecnica del Divisionismo, che deriva dall’Impressionismo e che prevede una separazione dei colori in punti o linee, che creano effetti ottici di movimento e grande vivacità. Movimento, colori sgargianti e vivacità erano tutti elementi cari al Futurismo e molto interiorizzati da Giacomo Balla. La stessa linea artistica viene usata da Balla anche per le sue linee di vestiti e oggetti di design. La forza di quest’artista e la sua unicità sta infatti nell’aver utilizzato gli elementi del suo credo artistico non solo per la pittura ma anche per la moda e per il design interno, per la creazione di mobili o lampadari. Per quanto riguarda la moda, Giacomo Balla creò il “Vestito Antineutrale”, ovvero un abito da uomo che non fosse a tinte neutre o nere, come lo era stato fino a quel momento. Balla associava infatti queste tinte all’indecisione, alla paura e alla cautela, sensazioni decisamente lontane dal Futurismo.  Giacomo balla creò invece pantaloni e giacche dai colori sgargianti, magari attraversati da improvvise linee oblique o verticali. 

La mostra a Milano

Milano decide di celebrare questo importante artista con una mostra alla Galleria Bottegantica  di Milano (via A. Manzoni, 45) che dura fino al 2 Dicembre 2018. Bottegantica propone trenta opere di Giacomo Balla, tra cui lavori progettuali, dipinti e anche opere di design come piatti, tappeti e cuscini. Visitando la mostra potrete accorgervi anche dell’innovazione rappresentata dalle tinture e dalle pitture usate per i quadri, come smalti industriali, o di inchiostri lucidi acquerellati. 

Il futurismo è stato a lungo dimenticato e sottostimato perché vicino alle posizioni interventiste, per l’elogio della guerra e per l’esaltazione dell’uomo e le posizioni invece poco rispettose verso la donna. Ovviamente non si possono non considerare questi aspetti, ma non si può nemmeno cancellare un movimento artistico che comunque ha fatto parte della nostra storia, sul quale è opportuno tornare a interrogarsi. Per questi motivi e per la necessaria riscoperta di Giacomo Balla, consigliamo una visita alla Bottegantica di Milano.