Firenze: viaggio nel Cinquecento e dintorni

Palazzo Magnani Feroni
Palazzo Magnani Feroni

Viaggiare, oggi, è un’arte sempre più complessa.

Si viaggia per scoprire mondi diversi e per scoprire, nel diverso, pensieri, gesti, risorse diverse. Negli altri ma, soprattutto, in noi.

Agli avventurieri del passato era sufficiente partire per staccarsi da tutte le abitudini del quotidiano e sperimentare nuove modalità di accoglienza. Oggi le nostre abitudini viaggiano con noi, indipendentemente dal chilometraggio e così è sempre più raro immaginarsi e riscoprirsi attraverso quella dimensione del diverso che con sempre maggior fatica riusciamo a trovare.

Nel romanzo ‘Allegro occidentale’ il giornalista Francesco Piccolo racconta la curiosa esperienza di muoversi in un giro del mondo con la sensazione di non partire mai. Stessi alberghi con la stessa aria condizionata-moquette-colazione continentale fanno da filtro tra il protagonista e la sua possibilità di conoscere davvero i paesi che visita.

La globalizzazione, se così vogliamo chiamarla per stabilire un comune sistema di riferimento, ha attribuito una capacità di movimento anche alle nostre abitudini e sia per i viaggi low cost che per i tour a cinque stelle è difficile riuscire a fare esperienze davvero nuove e lontane dalla nota routine.

Prima di partire per un viaggio è importante riflettere sulle proprie aspettative.

Se quel che si cerca è una completa immersione nell’atmosfera della destinazione prescelta ecco che la scelta della sistemazione è tutt’altro che secondaria, per riscoprire il vecchio adagio ‘paese che vai, usanza che trovi’.

Ci sono sistemazioni inserite nel tessuto urbano della destinazione pensate proprio per rappresentare un proseguimento dell’esperienza, in modo che l’immersione nella cultura del luogo sia completa; così può accadere di dormire in hotel cinque stelle a Bali e avere un tetto di foglie sopra la testa o in tende di lusso nella savana africana. E in Occidente? Quale tipo di albergo potrebbe rappresentare l’esperienza di soggiorno più tipica?

La risposta cambia da destinazione a destinazione.

Le città d’Italia, rispetto al resto d’Europa, hanno la particolarità di essere veri e propri musei a cielo aperto.

Se da un lato l’internazionalizzazione delle mostre d’arte ha permesso sempre più spesso di poter ammirare i capolavori anche in luoghi diversi (e molto lontani) da quelli in cui sono custoditi, dall’altro ha portato con sè una perdita rispetto alla fruizione dell’arte all’interno dei luoghi in cui era stata originariamente pensata. Si perde l’arte che nasce come soluzione a un problema e trasformazione di una limitazione in bellezza, come accade al Battesimo del Cristo di Piero della Francesca, ad esempio. L’affresco è costruito secondo un gioco prospettico concepito per adattare il dipinto all’abside ristretta di una cappella: arduo riuscirlo a percepire tra le moderne sale della National Gallery a Londra.

Si perde l’arte come esaltazione dei materiali locali, per capire come, a partire dalla terra e dalle sue risorse, si è arrivati a pensare una costruzione piuttosto che l’altra.

Il Duomo di Firenze ad esempio, ha potuto beneficiare, grazie alla centralità della sua posizione di una varietà di materiali (il marmo bianco di Carrara, il marmo verde di Prato, il marmo rosso di Caldana in Maremma) da cui è scaturita la fantasiosa policromia che lo ha reso famoso nel mondo.

E se la ricchezza di Firenze non è tanto consentire al fortunato visitatore di scoprire l’arte del ‘500 quanto di viverla, ecco allora che l’esperienza più completa che si possa fare è quella di dormire in un palazzo storico per illudersi, per una notte, antichi fiorentini nella città di cui i musei sono solo la naturale prosecuzione.

E se in un museo non è possibile dormire, in Borgo San Frediano 5 si può sperimentare un vero e proprio tuffo nel passato a Palazzo Magnani Feroni.

Il palazzo, originario del ‘500, fu occupato da un importante dignitario francese durante l’occupazione di Carlo V. Si racconta che qui amasse tenere feste stravaganti a cui partecipavano anche i sovrani.

Di recente inserito da Tripadvisor tra i dieci palazzi più belli del mondo aperti all’ospitalità, Palazzo Magnani Feroni conserva l’atmosfera del Rinascimento negli affreschi originali del ‘500 e nelle romantiche serate illuminate solo dalla luce dei candelabri nei grandi saloni comuni.

Fuori, oltre il grande portone, la vita di Oltrarno, il quartiere in cui Firenze ha saputo conservare la quintessenza delle sue tradizioni.

Le botteghe e gli artigiani che ne fanno il borgo più caratteristico della città sono nate anch’esse nel ‘500, quando i nobili fiorentini in fuga dal sovraffollamento del centro storico scelsero quest’area per costruire nuovi ariosi palazzi. Servivano allora maestranze di tutti i tipi per arredare le sontuose magioni e la specializzazione di quest’artigianato si è mantenuta nel tempo.

Fuori, oltre il Ponte di Santa Trinita, Palazzo Veccho, gli Uffizi, il Bargello, il Duomo, tutti raggiungibili a piedi, senza nessuna interferenza moderna a turbare l’incanto di questo viaggio nel tempo.

Leave a Reply