Enrico Corsi, il vignaiolo filosofo, e la  CURA.

Enrico Corsi, il vignaiolo filosofo, e la CURA.

Enrico corsi, patron della Cantina LA CURA, prima ancora che un produttore di vino è un visionario legato all’etica della natura e dello spazio.

Una personalità al limite tra il filosofo ed il poeta. 

La genuinità e la spontaneità con cui elabora i concetti, che poi traspone nel suo “metodo di fare vino”, sono a dir poco stupefacenti. Me ne ha parlato una collega giornalista veneta e sono rimasto colpito dal suo entusiasmo al punto da spulciare nella storia di questa realtà ed imbattermi in piacevoli scoperte.

Cominciamo, anzitutto, con il sottolineare che quando si parla della cantina LA CURA ci si trova nel cuore delle denominazioni Maremma Toscana doc e Monteregio di Massa Marittima, situate nell’alta Maremma Toscana sulla costa tirrenica.

La cantina è contraddistinta sin dagli inizi della sua storia da un forte richiamo etico, come sopra si diceva, in quanto legata alla sana cultura contadina, con predisposizione alla sperimentazione e all’approccio ecologico nella lavorazione del suolo e dei vigneti, accompagnata da una costante tutela dell’ambiente ed attenzione alla questione energetica, al punto che la Cura produce da sé energia elettrica che utilizza per le proprie attività grazie all’impianto fotovoltaico di 1MW di potenza.
Preme evidenziare sin da subito che le virtù della cantina LA CURA sono state particolarmente apprezzante anche dall’UNIVERSITA’ DI PISA, ad oggi il principale partner tecnico della cantina

La biografia de LA CURA nasce negli anni 60, esattamente nel lontano 1968, quando Andrea Corsi decise di investire nell’orticoltura e nella coltivazione di cereali. La produzione di vino fu quasi una costrizione, poiché Adrea dovette impiantare 2 ettari di vigna solo perché costretto da una normativa della Provincia che aveva posto tale vincolo per la classificazione di “agricoltore”. 

A distanza di oltre cinquant’anni, quei due ettari sono ormai ben 12 ettari che si estendono nel territorio delle “Colline Metallifere” ove le principali varietà coltivate sono: Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah, Ansonica, Vermentino, Malvasia, Trebbiano e Chardonnay. 

Nel passare degli anni tanti sono stati i riconoscimenti ottenuti da questa cantina particolarissima: tra i vari attribuitigli nella Selezione del Sindaco, ricordiamo la Medaglia d’Oro per il Predicatore e le Medaglie d’Argento per il Trinus e Merlot nel 2009, la Medaglia d’argento d’Italia nel 2011, le Medaglie d’Argento per Brecce Rosse e Cabernets nel 2012, la Medaglia d’Argento per il Merlot e la Gran Medaglia d’Oro per il Predicatore nel 2013, le due Medaglie d’Orono nel 2014 (una per il Cabernet 2010, l’altra per il Brecce Rosse 2012), la Medaglia d’Oro per il Merlot e le Medaglie d’argento per il Triunus e Brecce Rosse nel 2015. 

Ognuno dei vini de LA CURA meriterebbe uno specifico approfondimento – che ci riserviamo di svolgere in futuro – tuttavia, in questo articolo vale la pena segnalare tra le etichette il “Vedetta”. 

Una speciale selezione di Cabernet Sauvignon prodotto solo nelle annate migliori che – la sensibilità di Enrico Corsi – ha voluto fosse comprensibile nella sua descrizione anche per i non vedenti. In effetti, sono bastati 5 centesimi in più a bottiglia per dotarla di una retro etichetta scritta in caratteri braille e Qr code con informazioni audio sulle caratteristiche del vino. 

Un vino rosso rubino, ben concentrato. Al naso sopraggiungono forti e netti profumi di frutti di bosco, con un finale speziato e qualche nota “ferrosa” chiara evocazione del territorio, le cd. “colline metallifere”. Al palato il vino si presenta ben strutturato, pieno, appagante e di gran nerbo: i tannini sono densi e profondi. Un vino elegante, ampio, caldo e vivace mai pesante. Ottimo in abbinamento con carni alla griglia, selvaggina, risotti e primi piatti strutturati. 

Predilige le marinature, esaltandone i sapori. Si abbina perfettamente ai formaggi stagionati e alle carni aromatiche. 

Un vino da una cena importante, una grande occasione, che sa accompagnare senza però risultare “di troppo”.  Una realtà interessante, LA CURA, un “luogo di cura” per il corpo e lo spirito ove  si coltiva vino con una filosofia salvifica e “sacra” ( si parlerà in futuro del “Predicatore” e del forte approccio mistico dietro la scelta dei nomi e del modo di intendere il vino). Torneremo a raccontare di questo visionario della viticoltura, Enrico Corsi e della sua “Cura” per il palato ma anche, e forse soprattutto, per l’anima.

@WrittenbyGiovanniSartori

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