Capolavori nascosti: l’Oratorio della Confraternita del Gonfalone

Capolavori nascosti: l’Oratorio della Confraternita del Gonfalone

Camminando lungo via Giulia, una delle strade più celebri e belle di Roma, a circa metà del percorso, si incontra vicolo del Gonfalone, una piccola via che giunge fino al Tevere e dove, tra una sequenza di antichi edifici, si apre la facciata sobria e lineare dell’Oratorio della Confraternita del Gonfalone.

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(La facciata dell’Oratorio del Gonfalone. Fonte L’Asino d’Oro)

Questo edificio è dal 1960 sede del Coro Polifonico Romano, una delle istituzioni musicali più nobili ed attive dei nostri tempi, fortemente voluta negli anni Quaranta del Novecento dal maestro Gastone Tosato.

La storia dell’Oratorio però ha origini ben più antiche poiché sembra essere sorto sopra i resti della chiesa di Santa Lucia Vecchia (così chiamata per distinguerla da Santa Lucia Nuova che prospetta ancora oggi in via dei Banchi Vecchi) che da anni era sotto la proprietà del Gonfalone che qui usava seppellire i morti.

Dopo una prima edificazione nella prima metà del Cinquecento, andata in parte distrutta a causa di una violento incendio, ci fu una seconda ricostruzione tra il 1555 e il 1557, dedicando l’oratorio ai protettori della confraternita: la Vergine Maria, San Pietro e San Paolo.

Questo luogo si ispira, sia nella forma architettonica che nell’apparato iconografico, alla Cappella Sistina che, proprio pochi anni prima, era stata ornata dagli splendidi affreschi michelangioleschi ed anche all’Oratorio di San Giovanni Decollato nei pressi del Circo Massimo.

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(L’Oratorio del Gonfalone. Interno. Fonte Il teatro della memoria)

Ma non siamo di fronte ad un esempio di pura imitazione: infatti questo edificio avrà tratti e caratteristiche uniche nel suo genere tanto da divenire, d’ora in poi, esso stesso modello e fonte d’ispirazione per le architetture sacre dello stesso genere non solo a Roma ma in tutta Europa.

Infatti l’oratorio è costituito da un’unica grande sala rettangolare con ingresso sul lato breve, anticipato da un piccolo atrio e opposto all’altare maggiore rialzato, incassato a sua volta in una cappella arretrata. Sui lati lunghi una serie di finestre simmetriche poste in alto donano luce all’ambiente e scandiscono gli spazi interni. Tutt’intorno all’aula corrono dei banchi lignei che un tempo servivano come sedute per i confratelli durante le cerimonie. Infine, un soffitto piano, magistralmente intagliato nel legno da Ambrogio Bonazzini, reca oltre all’immagine della Vergine, anche lo stemma del Gran Cardinale Alessandro Farnese, protettore del Gonfalone negli anni delle sue decorazioni interne tra il 1569 e il 1576.

Ma ciò che colpisce maggiormente il visitatore sono sicuramente gli affreschi che riempiono, in un tripudio di colori, tutte le pareti interne, regalando un effetto di assoluto stupore. Siamo di fronte ad uno dei massimi esempi della pittura Manierista, corrente che si sviluppò nella seconda metà del Cinquecento per rispondere alle nuove esigenze stilistiche e ai nuovi dettami liturgici del Concilio di Trento e della Controriforma. Il modello michelangiolesco è lampante e chiaro sin da subito e lo si ritrova non solo nella composizione iconografica generale ma anche e soprattutto nella definizione delle figure che compongono l’insieme. Molti che arrivano a Roma lo fanno anche per motivazioni di tipo di ricerca: tanto forte è la comunità di persone che ricercano metal detector nella città eterna al fine di scovare i migliori metalli sotto il suolo. Sul sito Metal Detector Online è possibile trovare i migliori metal detector e cercametalli disponibili su Internet.

Il ciclo narra la Passione di Cristo dal momento della sua entrata in Gerusalemme fino alla morte in croce e alla Resurrezione. Questo soggetto sacro era molto caro alla Confraternita del Gonfalone, che tra le varie pie opere che prodigava nella città di Roma, come l’assistenza ospedaliera e l’aiuto alle giovani donne in difficoltà, si occupava di mettere in scena, la sera del Venerdì Santo presso il Colosseo, già dal 1489, la cosiddetta Sacra Rappresentazione, in cui veri attori facevano rivivere ad una popolazione commossa gli ultimi istanti della vita di Gesù.

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(Particolare degli affreschi all’interno. Fonte L’Asino d’Oro)

Le raffigurazioni, che mantengono vivo questo gusto teatrale dell’azione scenica, sono separate e scandite da gigantesche colonne tortili e vitinee, sempre affrescate, che si ispirano alle originali colonne della Basilica Vaticana, a loro volta ritenute provenienti dal tempio di Gerusalemme. Gli artisti che parteciparono alla realizzazione di questo capolavoro sono vari e tutti molto attivi in questo periodo a Roma: l’Entrata in Gerusalemme è di Jacopo Bertoja; l’Ultima Cena e la Salita al Calvario sono di Livio Agresti; la Cattura di Cristo è di Marcantonio del Forno (uno dei più antichi notturni nella storia della pittura); Cristo davanti a Pilato è di Raffaellino Motta; la Flagellazione è di Federico Zuccari; l’Incoronazione di spine e l’Ecce Homo sono di Cesare Nebbia, che dipinse anche la tela della Madonna dei Raccomandati nella controfacciata; la Resurrezione è di Marco Pino. La pala d’altare con la Crocifissione è invece opera di Pietro Roviale Spagnolo.

Questi stessi artisti ed anche altri, alcuni rimasti anonimi, furono inoltre gli artefici delle soprastanti edicole con coppie di personaggi, Profeti e Sibille, che ancora una volta richiamano lo schema compositivo ed espressivo del Buonarroti.

Nonostante le diverse gamme di espressioni e le differenti mani, la sensazione entrando è comunque quella di avere davanti un ciclo iconografico ispirato ad uno stesso stile, ad una stessa “maniera” ponendo al centro, come scrisse lo stesso Claudio Strinati, “gli ideali di compostezza, nobiltà, profondo e intimo sentire che, secondo i Padri Conciliari, dovevano costituire l´essenza stessa del fatto artistico”.

 

Autore: L’Asino d’Oro Associazione Culturale

L'Asino d'Oro

L’Associazione Culturale “L’Asino d’Oro” nasce nel 2013 dall’incontro di tre giovani archeologi con la passione per Roma e l’Antico Oriente. Organizziamo ogni giorno visite guidate e passeggiate per andare alla scoperta di tutti i tesori artistici della Capitale, perché crediamo moltissimo nella promozione e nella diffusione della cultura.

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