Auditorium di Mecenate. Il fasto nell’antica Roma

Una visita insolita per andare alla scoperta della città è certamente scegliere di visitare ciò che sta sotto i nostri piedi. Eh sì, perché Roma ha una vera e propria rete sotterranea di edifici e monumenti a testimonianza proprio della sua millenaria esistenza.

L’Auditorium di Mecenate è proprio uno di questi particolarissimi luoghi. Scoperto alla fine del’800 durante i lavori di sistemazione che hanno riguardato l’intero rione Esquilino, quartiere scelto come sede di abitazione dal numeroso seguito di funzionari torinesi scesi a Roma con Vittorio Emanuele II. E fu così che, durante la realizzazione dei nuovi palazzi in via Merulana, di fronte al teatro Brancaccio, gli archeologi rinvennero una grande sala rettangolare, semi-sotterranea, che venne subito identificata come una zona della ben più sontuosa residenza appartenuta a Mecenate.

Auditorium di Mecenate

(Auditorium di Mecenate, interno. Fonte:L’Asino d’Oro)

Ma chi era costui? Mecenate fu il braccio destro di Ottaviano, fido consigliere e amico intimo del futuro imperatore, arrivò addirittura a farne le sue veci quando costui era impegnato in qualche battaglia che lo portava lontano da Roma. La villa di Mecenate era immersa in un corredo di giardini composti da innumerevoli piante, statue e fontane con diverse parti strutturali, di cui oggi resta visibile solo l’Auditorium.

Ed è così che, attraverso un lungo corridoio, si raggiunge il cuore di questa sala sotterranea, all’interno della quale non è difficile immaginare il nostro Mecenate discutere, parlare e banchettare insieme al gruppo di intellettuali che “finanziava e incoraggiava nella composizione” (significato appunto della parola “mecenate”), dando vita a un vero e proprio circolo di cui facevano parte Virgilio e Ovidio, insieme a molti altri.

Un lato della sala è interamente occupato da una cavea a gradini, da qui l’interpretazione del luogo come un auditorium, anche se in seguito lo spazio esiguo per le rappresentazioni e il pubblico, hanno portato gli studiosi ad interpretare il vano come una sala estiva per banchetti e la gradinata come una fontana la cui acqua scendeva lungo i gradini decorati con vasi di fiori e piante, quasi fosse un ninfeo.

Le pareti della sala erano interamente affrescate: le nicchie superiori presentavano splendide vedute di giardini incantati, come fossero delle vetrate che si affacciavano all’esterno, dove realmente dovevano esserci giardini sontuosi. Si riconoscono così alberi, uccellini che sembrano cinguettare e ancora fontane, vasi e numerosi ornamenti decorativi.

Particolare delle pitture nelle nicchie da Wikipedia

(Particolare degli affreschi. Fonte Wikipedia)

Un fregio orizzontale corre lungo le pareti, a sfondo nero, su cui risaltano piccole figurine in cui si riconosce il tiaso, l’affollato corteo del dio Dionisio (il romano Bacco) costituito da baccanti, sileni e satiri: un vero e proprio inno alla vita godereccia, al vino e all’estasi. Si intuisce così che un qualcosa di straordinario doveva accadere all’interno di questa sala e solo partecipando realmente a quel simposio raffigurato, i valori del suo carattere sarebbero stati compresi. Così come assai più chiaro sarebbe apparso il celebre epigramma di Callimaco presente sulla parete esterna dell’emiciclo che così recita. ”Se di proposito a te mi accostai ebbro, riprendimi, o Archino, ma se fu senza volerlo, abbi comprensione per l’audacia. Vino e Amore mi tenevano; questo mi spinse, l’altro non lasciò che io lasciassi andare quell’audacia. E quando venni non compresi, chi è e di chi è figlio, ma la soglia bacia, se questo è colpa io sono colpevole”.

Corte del dio Dionisio da sovraintendenzaroma

(Fregio con la corte di Dionisio. Fonte Sovrintendenza)

Su tutto domina un rosso accesso, vivo, steso in gran quantità sulle pareti, quel rosso detto “pompeiano”, costosissimo perché ricavato dal cinabro estratto a Sinopsis, antica città turca sul Mar Nero, ma ben presto bandito dalle corti e sostituito perché altamente nocivo!

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 (Rosso pompeiano. Fonte Sovrintendenza)

Insomma un luogo piccolo, isolato, nascosto e celato ai più, in grado però di rivelare continue ed inaspettate sorprese!

Autore: L’Asino d’Oro Associazione Culturale

L'Asino d'Oro

L’Associazione Culturale “L’Asino d’Oro” nasce nel 2013 dall’incontro di tre giovani archeologi con la passione per Roma e l’Antico Oriente. Organizziamo ogni giorno visite guidate e passeggiate per andare alla scoperta di tutti i tesori artistici della Capitale, perché crediamo moltissimo nella promozione e nella diffusione della cultura.

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