Apertura della Birmania verso l’occidente

La storia del Myanmar è costellata dall’alternarsi di momenti e vicissitudini che hanno notevolmente provato lo spirito tradizionalista delle numerose etnie che lo abitano.

Caduta la dominazione britannica, infatti, il paese si è trovato a fare i conti con governi militari, colpi di stato e scontri interni. Una situazione che non rendeva certamente facile organizzare un viaggio in Birmania.

Oggi, la situazione si sta ristabilendo soprattutto da quando – ormai tre anni fa – l’attivista e leader politica Aung San Suu Kyi è stata liberata. Da allora i passi avanti sono stati notevoli e il Myanmar ha dimostrato una maggiore apertura verso i paesi occidentali.

Un processo ancora in corso che si realizza con qualche difficoltà. Il passaggio verso una democratizzazione birmana completa e definitiva è spesso rallentato dalle azioni incivili commesse a danno della popolazione locale, sia da parte dei gruppi armati che dell’esercito stesso.

Nonostante ciò, la situazione generale è certamente migliorata. Tanto che oggi è possibile organizzare un tour del Myanmar in completa tranquillità, grazie ai numerosi rapporti diplomatici fra il paese orientale e gli Stati Uniti. Relazioni che si sono consolidate anche con l’Unione Europea, attiva già da tempo nel supportare il popolo birmano in questo passaggio delicato.

America ed Europa, infatti, hanno dato prova di grande disponibilità nei confronti del Myanmar eliminando quasi interamente le sanzioni economiche a suo carico. Un’apertura che, però, lascia pensare. Soprattutto in riferimento alle numerose riserve naturali – spesso ancora inutilizzate – presenti nel paese.

Il timore da più parti è quello che i paesi occidentali possano nutrire verso la Birmania un mero interesse economico che potrebbe causare, nel lungo periodo, spiacevoli conseguenze.

In realtà, i primi segnali dell’attenzione dei paesi occidentali iniziano già a farsi sentire. Di fatti, il Myanmar si trova in un’area geografica piuttosto strategica che dà accesso agli stati orientali più forti. È per questo che, negli ultimi tempi, uomini d’affari provenienti da Stati Uniti, Nord Europa e Cina stanno arrivando in massa con lo scopo di creare nuove opportunità di business in terra birmana.

Una situazione che ha già causato un aumento notevole dei prezzi dei terreni e delle abitazioni, con la paura dimostrata da diversi soggetti di giungere a un processo di globalizzazione che metta a rischio la moltitudine di identità nazionali presenti in Myanmar.

Quello che spaventa è la velocità con cui molti paesi occidentali si stanno rivolgendo alla Birmania, non solo in termini d’affari ma anche soprattutto per il supporto offerto all’esercito nazionale per il mantenimento della sicurezza.

Una situazione che si spera il paese orientale riesca a gestire senza cadere nel baratro di un globalismo che ne metterebbe in pericolo il processo di democratizzazione in atto.