Alla scoperta di una delle tradizionali leggende del Bhutan

Alla scoperta di una delle tradizionali leggende del Bhutan

Se vi capita di visitare il Bhutan, un piccolo stato montuoso situato in Asia, siate sicuri di far affidamento su una guida locale che non si limiti a raccontarvi le solite attrazioni turistiche e la storia del Paese, ma che vi illustri gli aneddoti, i miti e le leggende legate a quel posto. Solo così potrete davvero assaporare quel pizzico di mistero che rende questo tipo di luoghi affascinanti.

Solo dopo aver trovato la guida giusta, scoprirete la famosa leggenda-fatto storico legata al luogo di culto dello dzong Wangdue Phodrang. Questo nome curioso e quasi impronunciabile non è di certo stato inventato, ma deriva dall’incontro di due figure particolari: un bambino chiamato Wangdi e uno degli spiriti guida, Zhabdrung Ngawang Namgyal.

Circa 374 anni fa, Wangdi, il cui nome significa “colui che ha il potere di sottomettere”, come tutti i ragazzini della sua età, stava giocando lungo la riva del fiume Punatshangchu. La sua passione era la costruzione di castelli di sabbia, e si narra che ne stesse appunto facendo uno. Da qualche parte sempre nel Bhutan, viveva Namgyal, lo spirito guida considerato punto di riferimento per il popolo, leader militare e figura essenziale, tanto da essere indicato come fondatore del Bhutan stesso.

Aveva da poco ordinato la costruzione di un gran numero di monasteri sparsi su tutto il territorio e di dzongs, luoghi di culto che svolgevano l’azione di fortezza e allo stesso tempo di monastero. Qui si riunivano solitamente i saggi del Paese e le autorità religiose, e ancora oggi questi curiosi ed allo stesso tempo affascinanti posti sono ancora visibili in ognuno dei 20 distretti dello Stato.

Un bel giorno, classica espressione che solitamente si usa nelle fiabe e nelle favole, Zhabdrung vide il bambino che si cimentava nella costruzione della sua piccola opera d’arte. Gli si avvicinò, e quando seppe che il suo nome era Wangdi, decise di costruire uno degli dzongs proprio vicino al castello del piccolo. Ecco come nacque l’idea dello dzong di Wangdue Phodrang, che porta i nomi di entrambe le figure coinvolte.

Si tratta di un capolavoro dell’architettura bhutanese ed è considerato uno dei più imponenti monasteri-fortezza del Paese, situato in una posizione meravigliosa, non solo perchè si trova in cima alla montagna sul punto di confluenza tra i fiumi Punakha Chhu e Tang Chhu, ma anche perchè è raggiungibile attraversando il passo di Dochu La, a 3.100 metri, mentre si ammira il panorama della parte orientale della catena Himalayana, vedendo svettare il monte Gangar Punsum alto 7.520 metri.

Permette di capire davvero le antiche tradizioni culturali del Paese, in particolare quelle legate alla religione, in quanto il Wangdue Phodrang è attualmente usato dai monaci per i loro gruppi di studio e di preghiera, regalando ai turisti che si trovano nei paraggi una melodia orecchiabile ed intensa, che toccherà loro l’anima, vista l’intensità di questi suoni.

Purtroppo per molti visitatori questo monastero-fortezza non è che uno dei tanti, e non colpisce più di tanto l’attenzione come invece succede con il Druk Pungthang Decchen Phodrang, il palazzo della grande felicità, che è il secondo più antico dzong del Bhutan. In passato è stato sede del governo ed oggi è la residenza invernale dell’abate capo dello Stato e del suo seguito composto da ben 1000 monaci.

Questo perchè il Wangdue Phodrang, nel corso dei secoli, è stato notevolmente danneggiato e distrutto, in particolare da un incendio che l’ha bruciato quasi interamente. Fortunatamente più del 90% delle reliquie e degli oggetti sacri sono stati salvati dai monaci, per diverse ragioni: alcuni sono stati rimossi dallo dzong prima dell’incendio, durante uno dei restauri, altri sono stati portati fuori durante l’incendio. In seguito a ciò, oggi questi oggetti sacri sono ancora in buone condizioni e sono visibili all’interno del posto.

Krizia Ribotta

Giornalista freelance laureata in traduzione. Giovane 26enne con la passione per la scrittura e l’informatica, da anni collabora con siti, testate giornalistiche e blog in qualità di copywriter e traduttrice.

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